
Il 15 maggio 2026 il Consiglio d’Europa ha annunciato un ulteriore avanzamento verso l’operatività del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina (TSA). Riunito a Chişinău, il Comitato dei Ministri ha, infatti, approvato l’Accordo parziale allargato sul Comitato direttivo del Tribunale, organo incaricato di supervisionare l’attività e il finanziamento dello stesso TSA. L’iniziativa è stata sostenuta, tra gli altri, da Italia, Unione europea, Australia e Costa Rica, mentre alcuni Stati membri del Consiglio d’Europa, tra cui Malta, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria, non vi hanno aderito.
L’idea del TSA è emersa immediatamente dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022 e l’esclusione della Russia dal Consiglio d’Europa il 16 marzo seguente. Già in aprile, infatti, l’APCE invocava la creazione di un tribunale ad hoc per «perseguire indagare e perseguire il crimine di aggressione presumibilmente commesso dalla leadership politica e militare della Federazione Russa». Così, nei tre anni successivi, un Core Group di circa quaranta Stati ha elaborato i testi fondativi, sfociati, il 25 giugno 2025, nell’accordo istitutivo del TSA (e di approvazione del relativo Statuto) da parte di Zelensky e del Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset.
Il TSA nasce per colmare il vuoto lasciato dalla Corte penale internazionale (CPI), che pur indagando in Ucraina sui crimini di guerra e contro l’umanità non può perseguire il crimine di aggressione: gli emendamenti di Kampala del 2010 allo Statuto della CPI richiedono, infatti, la ratifica di entrambi gli Stati coinvolti ovvero il deferimento da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che nella specie è precluso dal veto russo. Il TSI opera, dunque, in complementarità orizzontale ratione materiae rispetto alla CPI, con espressa primazia di quest’ultima in caso di sovrapposizione.
Quanto alla base giuridica, la giurisdizione del TSA si fonda sulla competenza territoriale dell’Ucraina, delegata al Tribunale mediante l’accordo con il Consiglio d’Europa ed esercitabile nei confronti dei responsabili della pianificazione, preparazione, avvio o esecuzione dell’aggressione, indipendentemente dalla loro nazionalità. A tal proposito, è utile ricordare che lo Statuto del TSA esclude esplicitamente che la «qualifica ufficiale» possa costituire motivo di esonero dalla responsabilità penale, ricalcando l’art. 27 dello Statuto di Roma.
Più delicata è la questione delle immunità: poiché il TSA esercita una giurisdizione derivata da quella ucraina, e non da un accordo universale, non può, infatti, derogare alle immunità ratione personae che il diritto internazionale consuetudinario riconosce alla c.d. «troika» (Capo di Stato, Capo di Governo e Ministro degli Esteri). Lo Statuto adotta, quindi, una soluzione intermedia, prevedendo la sospensione del procedimento nei confronti di tali soggetti fino alla cessazione della carica o alla rinuncia all’immunità.
Tale scelta, sebbene criticata da chi evidenzia il rischio di tradursi in una forma di impunità temporanea, è stata difesa come garanzia di maggiore solidità giuridica del TSA.
Per gli altri imputati lo Statuto ammette, invece, anche il processo in absentia, nel rispetto di garanzie procedurali essenziali (notifica regolare, possibilità effettiva di comparire, assistenza difensiva e diritto a nuovo processo) in linea con la giurisprudenza della Corte EDU (v., ad esempio, Sejdovic c. Italia, [GC] sent. 1° marzo 2006, ric. n. 56581/00), ma in deroga al modello della CPI, che esclude il processo senza la presenza dell’imputato.
Adesso, quindi, affinché il TSA divenga uno strumento di accountability effettiva – condizione imprescindibile, nelle parole della presidenza moldava del Comitato dei Ministri, per «a just and lasting peace for Ukraine» – gli Stati che lo hanno voluto dovranno dimostrare, con finanziamenti ed effettivi atti di cooperazione, la stessa determinazione con cui ne hanno costruito le fondamenta giuridiche; in tal senso si è espresso chiaramente lo stesso Segretario Generale Berset, in occasione della riunione di Chişinău.