La Turchia ancora sotto i riflettori: la Corte d’Appello di Ankara azzera la leadership del principale partito di opposizione 

Il 21 maggio 2026, la Corte d’Appello regionale di Ankara ha annullato i risultati del 38º congresso ordinario del CHP, ritenendo che il procedimento congressuale del novembre 2023 fosse segnato da irregolarità tali da comprometterne la validità complessiva. La Corte ha qualificato questi vizi come nullità assoluta (mutlak butlan), una formula che indica l’inesistenza giuridica dell’atto e comporta la caducazione automatica di tutti gli effetti prodotti dal congresso. Dalla motivazione della decisione, emerge che alcune fasi decisive – in particolare la composizione dei delegati, la gestione delle votazioni e la conformità delle procedure interne – non si sarebbero svolte secondo le regole previste. La Corte ha ritenuto che tali irregolarità non fossero meri difetti formali, ma elementi capaci di alterare l’intero processo decisionale. Per questo motivo ha disposto la sospensione degli organi eletti e il ripristino provvisorio della situazione precedente, incidendo direttamente sulla leadership e sull’assetto organizzativo del principale partito di opposizione.

La decisione ha generato forti proteste di piazza in diverse città della Turchia. Il portavoce per la politica estera e di sicurezza dell’UE, il presidente del Comitato delle Regioni dell’UE ed altri osservatori internazionali hanno espresso allarme per la tenuta dello stato di diritto e per quella che viene percepita come un’interferenza governativa negli organi di opposizione, nel sempre più fosco quadro che si è andato delineando a seguito del tentativo di colpo di Stato del 2016.

In questo scenario, la sentenza della Corte d’appello di Ankara si configura come un passaggio destinato a produrre effetti significativi, sia sul piano istituzionale sia su quello politico, richiedendo un attento monitoraggio degli sviluppi successivi e delle reazioni interne ed esterne, anche da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, che il 1° giugno 2026 ha comunicato al Governo turco due gruppi di casi (qui e qui i rapporti di comunicazione) relativi all’incriminazione di militari per la loro asserita partecipazione al tentativo di colpo di Stato sopra menzionato.