
In data 29 maggio 2026, il Comitato consultivo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali (il principale strumento giuridico internazionale dedicato a questo tema all’interno del sistema del Consiglio d’Europa) ha pubblicato il suo sesto parere sull’Italia, offrendo una valutazione aggiornata dello stato di attuazione delle politiche nazionali in materia di tutela delle minoranze linguistiche e culturali.
Il documento si inserisce nel sistema di monitoraggio periodico previsto della Convenzione quadro, attraverso cui il Comitato consultivo esamina ciclicamente le misure adottate dagli Stati-parti , valuta i progressi compiuti e formula raccomandazioni finalizzate a migliorare l’effettività delle tutele previste dalla Convenzione.
Nel caso italiano, il parere riconosce il consolidato impegno istituzionale verso le dodici minoranze linguistiche storiche tutelate dalla legge n. 482 del 1999, attuativa dell’art 6 Cost. (albanese, catalana, croata, franco-provenzale, francese, friulana, tedesca, greca, ladina, occitana, sarda e slovena) considerate parte integrante del patrimonio linguistico e culturale del Paese, e valorizza l’esistenza di strategie dedicate alla salvaguardia delle loro identità.
Accanto a questi elementi positivi, il documento evidenzia, tuttavia, alcune criticità nella concreta attuazione di alcune delle misure previste. Nell’ambito dell’istruzione, per esempio, emergono persistenti disomogeneità nell’attuazione delle politiche di tutela. In particolare, l’insegnamento delle lingue minoritarie e la loro presenza nei sistemi educativi risultano molto variabili a livello regionale, con conseguenti differenze nell’effettivo accesso ai diritti linguistici. Analogamente, anche nel settore dei media pubblici l’offerta dedicata alle lingue minoritarie appare frammentata e non uniforme.
Un’attenzione specifica è rivolta alle comunità Rom, Sinti e Caminanti. Pur riconoscendo l’importanza della Strategia nazionale per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione 2021–2030 (adottata in attuazione del quadro strategico dell’Unione Europea per l’inclusione delle comunità rom) il Comitato rileva, da un lato, l’assenza di un quadro normativo nazionale specifico e richiama la necessità di interventi più incisivi per migliorare l’inclusione sociale, l’accesso al lavoro, ai servizi sanitari e all’istruzione; dall’altro sottolinea la carenza di dati statistici strutturati e affidabili, ritenuti essenziali per la progettazione e la valutazione di politiche pubbliche efficaci.
A livello generale, invece, tra le criticità emergenti, si evidenzia con preoccupazione l’aumento dei discorsi d’odio online e la crescente polarizzazione del dibattito pubblico sulla diversità. A tal proposito, pur accogliendo con favore le iniziative contro antisemitismo e islamofobia, il Comitato invita le istituzioni a intensificare gli sforzi per promuovere una cultura del rispetto, del dialogo interculturale e della coesione sociale.
Inoltre, sul fronte dei finanziamenti, si evidenzia anzitutto che le organizzazioni rappresentative delle minoranze non possono accedere direttamente ai fondi previsti dalla legge n. 482/99, con conseguente limitazione della loro capacità di agire in autonomia. A ciò si aggiunge una riduzione progressiva degli stanziamenti, aggravata da procedure di assegnazione che rendono difficile la realizzazione di progetti a lungo termine. Sul tema, il governo, nella sua risposta, ha precisato che le somme disponibili sono state interamente erogate nei tempi previsti, pur non entrando nel merito di queste criticità strutturali.Tra le raccomandazioni formulate figura il rafforzamento degli strumenti istituzionali di contrasto alle discriminazioni a partire dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), organismo deputato alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni fondate sull’origine etnica e razziale, del quale il Comitato auspicae un ulteriore consolidamento in termini di risorse, indipendenza e capacità operativa.
Il parere sottolinea, infine, la necessità di garantire una partecipazione più effettiva delle comunità interessate nei processi decisionali che le riguardano, a partire dalla composizione degli organi preposti all’assegnazione dei fondi, attualmente dominati da rappresentanti istituzionali..
Nel complesso, il sesto parere offre un quadro di un sistema di protezione caratterizzato da importanti basi normative e istituzionali, ma ancora chiamato ad affrontare sfide significative sul piano dell’attuazione concreta e dell’uniformità delle tutele sul territorio nazionale.