La Commissione UE sulla situazione dello Stato di diritto in Italia

La Relazione Annuale sullo Stato di Diritto pubblicata dalla Commissione Europea il 17 luglio 2026 evidenzia, per l’Italia, sia i profili di miglioramento sia le persistenti criticità che ostacolano una piena realizzazione dello Stato di diritto, rilevando alcune problematiche rilevanti anche sul piano della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Sul fronte del sistema giudiziario, a fronte di dati soddisfacenti sull’indipendenza percepita e dei progressi sul piano della digitalizzazione del processo penale, permangono la carenza del personale amministrativo e dei magistrati e, soprattutto, il grave problema dell’efficienza. Nonostante i miglioramenti promossi in conformità con gli standard UE e del PNRR, la durata dei processi italiani resta infatti tra le più lunghe nell’Unione Europea, esponendo continuamente il nostro paese a risarcimenti per danni da ritardo e a condanne della Corte EDU ai sensi dell’art. 6 della Convenzione per la violazione del “termine ragionevole”.

Per quanto riguarda il quadro dell’anticorruzione, la percezione del fenomeno nel settore pubblico, in quello degli appalti particolarmente, rimane elevata, pur registrando segnali incoraggianti come l’adozione del Piano Nazionale Anticorruzione dell’ANAC (2026-2028) e la tendenza positiva e continuativa delle condanne promosse sia dai magistrati italiani sia dall’EPPO. L’Italia si allinea inoltre alle raccomandazioni della Corte EDU (art. 10 CEDU) nella tutela della figura del whistleblower, grazie alle nuove linee guida dell’ANAC e all’attivazione della Piattaforma unica della trasparenza. Tuttavia, il punto maggiormente critico rimane l’assenza di una legislazione chiara ed esaustiva su conflitti di interessi e lobbying, dato che il disegno di legge all’esame del Senato è caratterizzato da importanti limitazioni, tra cui l’assenza di un’impronta legislativa e l’esclusione dei sindacati.

Particolarmente evidenti sono, poi, le osservazioni sulla libertà dei media. Se da un lato si riconosce l’indipendenza e l’autonomia finanziaria dell’AGCOM, dall’altro appare problematica la riduzione dei fondi destinati alla RAI (con un taglio di 10 milioni di euro per il 2026), che rischia di compromettere la concorrenzialità dell’emittente e la sua missione di servizio pubblico. A ciò si aggiunge il dato preoccupante relativo all’aumento delle minacce, delle violenze fisiche e delle pressioni legate ad azioni legali vessatorie ai danni dei giornalisti, solo parzialmente bilanciato da progetti governativi volti a introdurre specifiche aggravanti. Ancora, rimane critico il quadro sul reato di diffamazione a mezzo stampa, dove il mancato completamento del processo legislativo e la previsione di sanzioni pecuniarie molto elevate mantengono uno scopo dissuasivo sulla libertà di stampa.

Infine, la Commissione e i portatori di interessi mettono in luce ulteriori ostacoli alla piena realizzazione dello stato di diritto, tra cui le preoccupazioni per il bilanciamento dei poteri derivante dalla riforma per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio e la crescita del numero delle sentenze della Corte EDU a cui l’Italia deve ancora dare esecuzione. Restano, inoltre, molto limitati i progressi per la creazione di un’Istituzione nazionale per i diritti umani efficace e indipendente, mentre destano apprensione i possibili utilizzi distorsivi della legislazione che ha ampliato i poteri delle forze di polizia durante le manifestazioni pubbliche, con potenziali ripercussioni negative sullo spazio civico e ulteriori frizioni con la CEDU.