Povertà minorile in Italia: il Memorandum del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

In data 23 luglio 2026 il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, ha pubblicato il Memorandum sulla povertà minorile in Italia, redatto all’esito della visita svolta nel Paese dal 12 al 16 gennaio 2026. Il documento si inserisce nell’esercizio del mandato non giurisdizionale attribuito al Commissario dal Comitato dei Ministri, che gli affida funzioni di promozione, informazione e assistenza tecnica agli Stati membri, e propone una lettura della povertà minorile coerente con gli obblighi derivanti dalla tutela internazionale dei diritti umani.

Pur riconoscendo gli sforzi compiuti dalle autorità italiane negli ultimi anni, il Commissario rileva che le misure adottate non sono ancora sufficienti a garantire pienamente i diritti dei minori che vivono in condizioni di vulnerabilità economica e sociale. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo, nel 2024 la povertà assoluta ha colpito il 13,8% dei minori residenti, a fronte del 9,8% della popolazione complessiva; se si considera il rischio di povertà o esclusione sociale secondo la metodologia Eurostat, l’incidenza resta stabile al 27,1%, dato superiore alla media UE (24,2%) e con particolare concentrazione nelle regioni meridionali, nelle aree periferiche e nei contesti urbani più svantaggiati.

Il Memorandum descrive la povertà minorile non come mera condizione economica, bensì come fenomeno multidimensionale, capace di incidere sul godimento di diritti fondamentali riconosciuti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dagli altri strumenti internazionali di tutela dell’infanzia: le difficoltà economiche si traducono infatti in ostacoli all’accesso all’istruzione, alla salute, a un’alimentazione adeguata, a un’abitazione dignitosa e alla piena partecipazione alla vita sociale. Il quadro giuridico di riferimento richiamato dal Commissario comprende la Carta sociale europea riveduta  in particolare l’art. 30 sul diritto alla protezione dalla povertà e dall’esclusione sociale, letto in combinato disposto con gli artt. 16, 17 e 31 – il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

A sostegno di tale impostazione viene richiamata la giurisprudenza del Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS), che nelle Conclusioni del 2017 relative all’art. 30 aveva già rilevato l’assenza, in Italia, di un approccio globale e coordinato nella lotta alla povertà. Il Memorandum conferma sostanzialmente tale rilievo, evidenziando la frammentarietà settoriale della pianificazione nazionale e la persistente indeterminatezza dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) in più ambiti, e richiama l’Italia alla necessità di una strategia nazionale capace di superare interventi frammentari, garantendo un coordinamento effettivo tra i diversi livelli istituzionali. Tra le principali raccomandazioni figura proprio l’introduzione e il finanziamento dei LEP, quale strumento per assicurare standard minimi uniformi sul territorio nazionale e ridurre le profonde disparità regionali nell’accesso ai servizi fondamentali.

Particolare attenzione è dedicata alle situazioni di maggiore vulnerabilità: il rischio di povertà risulta più elevato per i minori appartenenti a famiglie monoparentali, nuclei numerosi, famiglie con basso livello di istruzione o composte da cittadini stranieri e da minoranze. Tali condizioni alimentano un fenomeno di trasmissione intergenerazionale dello svantaggio, limitando la mobilità sociale e compromettendo le opportunità future dei bambini coinvolti.

Il richiamo del Consiglio d’Europa si inserisce in un quadro più ampio di tutela dei diritti dell’infanzia, nel quale gli Stati sono chiamati non soltanto ad astenersi da interferenze nei diritti fondamentali dei minori, ma anche ad adottare misure positive volte a garantirne l’effettivo esercizio. La povertà minorile rappresenta dunque una questione di giustizia sociale e di tutela dei diritti umani: contrastarla significa garantire a ogni bambino, indipendentemente dal luogo di nascita o dalla condizione familiare, la possibilità di sviluppare pienamente la propria personalità e di partecipare alla vita della comunità.