65 anni di Carta sociale europea: perché i diritti sociali sono il fondamento della democrazia

Il 18 ottobre 2026 la Carta sociale europea ha compiuto sessantacinque anni. Firmata a Torino nel 1961, nasceva per fare sul terreno dei diritti sociali ed economici ciò che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo faceva già per quelli civili e politici. L’idea di fondo era netta: senza sicurezza sociale, la dignità della persona resta un’affermazione meramente teorica, libertà e solidarietà devono procedere insieme.

In questi decenni il sistema è cambiato e si è consolidato. Il Protocollo sui reclami collettivi e la Carta riveduta del 1996 hanno esteso il catalogo dei diritti e rafforzato il controllo sul loro rispetto. Al centro di questo meccanismo opera il Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS), le cui conclusioni e decisioni hanno chiarito che i diritti sociali sono obblighi giuridici, non auspici politici. Ne è nato un corpus interpretativo solido, che gli Stati sono tenuti a tradurre in miglioramenti concreti nella vita delle persone.

Per chi studia la CEDU, la ricorrenza ha un interesse particolare. La Corte di Strasburgo non applica direttamente la Carta sociale europea, ma vi ha fatto riferimento più volte in sede interpretativa, contribuendo ad affermare l’indivisibilità dei diritti. Ricordare la Carta significa anche riflettere su come i due strumenti possano sostenersi e integrarsi a vicenda.

L’anniversario è, però, soprattutto un’occasione per guardare avanti. La Dichiarazione di Chișinău, adottata il 19 marzo 2026 alla conferenza di alto livello sui diritti sociali, chiede agli Stati parti di accettare ulteriori disposizioni e di avvicinarsi gradualmente all’accettazione dell’intero testo. Chiede, inoltre, di ratificare la Carta riveduta qualora ciò ancora non sia avvenuto e di accettare la procedura di reclamo collettivo, che offre alle parti sociali e alla società civile uno strumento per incidere sull’attuazione effettiva dei diritti.

Il discorso si lega al Nuovo Patto democratico per l’Europa. Una democrazia resiste se contrasta le disuguaglianze, rafforza la fiducia dei cittadini e assicura a ciascuno il godimento concreto dei diritti fondamentali. I diritti sociali non si aggiungono alla democrazia dall’esterno: ne sono una delle basi. A sessantacinque anni dalla sua nascita, la sfida della Carta resta dunque quella di passare dagli impegni alla loro attuazione. Sostenerla oggi significa ribadire che il rinnovamento democratico dell’Europa non può aver luogo senza giustizia sociale.