Pubblicato il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia

È stato pubblicato il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, significativamente intitolato “Tutto chiuso”, che restituisce l’immagine di un sistema penitenziario in crescente sofferenza.
Il rapporto segnala un aggravamento del sovraffollamento carcerario: al 30 aprile 2026, a fronte di 46.318 posti effettivamente disponibili, le persone detenute erano 64.436, con un tasso reale di affollamento del 139,1%.
Particolare preoccupazione desta il progressivo irrigidimento del regime detentivo, con una riduzione degli spazi di socialità e delle attività trattamentali, in un contesto segnato dall’aumento di aggressioni, autolesionismo e suicidi. Tali dinamiche riflettono un modello penitenziario sempre più distante dal dettato costituzionale e dai parametri convenzionali elaborati dalla Corte EDU in materia di dignità della detenzione.
In questo quadro, assume rilievo la sentenza pilota Torreggiani dell’8 gennaio 2013, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 CEDU in ragione del sovraffollamento carcerario. In risposta a tale decisione, sono stati introdotti nell’ordinamento italiano specifici rimedi giurisdizionali a tutela delle persone detenute, tra cui il reclamo giurisdizionale preventivo di cui all’art. 35-bis e il rimedio risarcitorio compensativo di cui all’art. 35-ter ord. penit.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, ritenendo sufficienti le misure adottate dall’Italia, ha disposto nel 2016 la chiusura della procedura di supervisione sull’esecuzione della sentenza pilota.
I criteri elaborati in Torreggiani sono stati successivamente precisati dalla Grande Camera nella sentenza Muršić c. Croazia (sent. 20 ottobre 2016) e recepiti, sul piano interno, dalle Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 6551/2021), con particolare riguardo al calcolo dello spazio minimo individuale rilevante ai fini dell’art. 3 CEDU, nonché al ruolo dei fattori compensativi.
Il Rapporto Antigone evidenzia, tuttavia, come tali interventi non abbiano determinato un effettivo superamento delle criticità strutturali. In tal senso, appare significativo che la situazione penitenziaria italiana resti all’attenzione del CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti), che, dopo la visita periodica del 2022, ha effettuato una nuova visita nel 2025 con specifico riguardo alle condizioni detentive nelle carceri italiane.
Si riaffaccia, in definitiva, il timore di un nuovo intervento della Corte di Strasburgo.