{"id":480,"date":"2026-10-09T11:08:47","date_gmt":"2026-10-09T09:08:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/?p=480"},"modified":"2026-10-09T11:24:53","modified_gmt":"2026-10-09T09:24:53","slug":"un-nuovo-orizzonte-per-i-diritti-umani-strasburgo-verso-una-convenzione-sul-diritto-a-un-ambiente-sano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/?p=480","title":{"rendered":"Un nuovo orizzonte per i diritti umani: Strasburgo verso una Convenzione sul diritto a un ambiente sano"},"content":{"rendered":"\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"642\" height=\"385\" class=\"gb-media-9ae0918d\" alt=\"\" title=\"Immagine1\" src=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Immagine1.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Immagine1.jpg 642w, https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Immagine1-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1\u00b0 ottobre 2026, nel corso del dibattito <a href=\"https:\/\/pace.coe.int\/en\/files\/36313\/html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"><em>Europe, the fastest-warming continent: Accelerating climate action with young people<\/em><\/a>, l\u2019Assemblea parlamentare del Consiglio d\u2019Europa ha <a href=\"https:\/\/www.coe.int\/en\/web\/portal\/-\/parliamentary-assembly-europe-needs-treaty-on-right-to-a-healthy-environment\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">proposto<\/a> l\u2019elaborazione di uno strumento giuridicamente vincolante che riconosca un autonomo diritto a un ambiente sano, accompagnato da garanzie procedurali e da un meccanismo di monitoraggio. La proposta si colloca nella stessa direzione indicata dal <a href=\"https:\/\/www.coe.int\/it\/web\/commissioner\/-\/saving-our-planet%E2%80%A6-doing-nothing-is-not-an-option\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Commissario per i diritti umani Michael O\u2019Flaherty<\/a> che, intervenendo dinanzi all\u2019Assemblea, ha invitato il Consiglio d\u2019Europa a colmare l\u2019attuale <em>\u201cglobal legal gap\u201d<\/em> attraverso un trattato capace di tradurre il crescente riconoscimento del diritto a un ambiente sano in obblighi giuridici effettivi per gli Stati parte della Convenzione (una posizione che lo stesso Commissario aveva gi\u00e0 sostenuto <a href=\"https:\/\/www.coe.int\/en\/web\/commissioner\/-\/the-urgency-of-a-council-of-europe-legal-instrument-on-the-right-to-a-healthy-environment\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">in precedenza<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta assume particolare rilievo proprio perch\u00e9, ad oggi, la tutela dell\u2019ambiente nel sistema CEDU resta essenzialmente indiretta: la Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo non riconosce, infatti, in modo autonomo alcun diritto a un ambiente sano. Questo vuoto non ha, per\u00f2, impedito alla Corte di sviluppare una consistente giurisprudenza ambientale, ricavando forme di tutela dai diritti gi\u00e0 garantiti dalla Convenzione quando il degrado dell\u2019ambiente o l\u2019esposizione a determinati rischi incidano concretamente sul godimento di questi ultimi. A tal fine, di centrale importanza si sono rivelati il diritto al rispetto della vita privata e familiare <em>ex<\/em> art. 8 CEDU nonch\u00e9, in casi pi\u00f9 gravi, il diritto alla vita <em>ex <\/em>art. 2 CEDU, ai quali si talora affiancati il diritto di propriet\u00e0, l\u2019accesso alla giustizia e le libert\u00e0 di espressione e di riunione. Il risultato \u00e8 un <em>corpus <\/em>ormai molto ampio di oltre 300 casi connessi all\u2019<a href=\"https:\/\/www.echr.coe.int\/documents\/d\/echr\/FS_Environment_ENG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">ambiente<\/a>, che comprende tanto controversie relative a fenomeni di inquinamento pi\u00f9 o meno circoscritti (come il noto caso <a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng?i=001-241395\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"><em>Cannavacciuolo e altri c. Italia<\/em><\/a>, sul quale ci si \u00e8 gi\u00e0 soffermati <a href=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it\/?p=370\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">in questo Osservatorio<\/a>) quanto il pi\u00f9 specifico contenzioso legato al <a href=\"https:\/\/www.echr.coe.int\/documents\/d\/echr\/FS_Climate_change_ENG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">cambiamento climatico<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la <em>climate change litigation<\/em>, per la dimensione globale e cumulativa del fenomeno, ha richiesto di adattare le tradizionali categorie processuali, soprattutto sul terreno della legittimazione ad agire e del nesso di causalit\u00e0. Una delle risposte pi\u00f9 significative a tali difficolt\u00e0 \u00e8 arrivata con la sentenza della Grande Camera in <a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng?i=001-233206\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"><em>Verein KlimaSeniorinnen Schweiz e altri c. Svizzera<\/em><\/a> del 9 aprile 2024: in essa la Corte, oltre a ricondurre all\u2019art. 8 CEDU il diritto a un\u2019effettiva protezione contro i gravi effetti del cambiamento climatico, ha riconosciuto, a determinate condizioni, la legittimazione a ricorrere delle associazioni e ha escluso l\u2019applicazione rigida di un nesso causale fondato sulla <em>conditio sine qua non. <\/em>Aspetto, questo del peculiare atteggiarsi del nesso di causalit\u00e0, che \u00e8 poi risultato decisivo ai fini dell&#8217;affermazione della responsabilit\u00e0 dello Stato <em>ex<\/em> art. 2 CEDU (per non aver agito pure a fronte di un rischio accertato di produzione di danno ambientale e, quindi, alla salute dei ricorrenti) nel gi\u00e0 richiamato caso <em>Cannavacciuolo c. Italia<\/em>. In tal modo, la Corte ha rafforzato la tutela delle vittime ultime del danno ambientale ed ha evitato che la natura globale del cambiamento climatico, con il concorso di una pluralit\u00e0 di Stati, possano tradursi in una forma di \u201c<a href=\"https:\/\/www.cepc.gob.es\/blog\/climate-change-litigation-y-derecho-internacional-reflexiones-partir-del-caso-klimaatzaak\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"><em>shared irresponsibility<\/em><\/a>\u201d, consentendo a ciascuno Stato di sottrarsi ai propri obblighi sul solo presupposto che il proprio contributo, isolatamente considerato, non sia sufficiente a determinare il danno. Tale impostazione trova un parallelo, sul piano della responsabilit\u00e0 internazionale, nella logica sottesa all\u2019art. 47 degli Articoli sulla responsabilit\u00e0 degli Stati (<a href=\"https:\/\/legal.un.org\/ilc\/texts\/instruments\/english\/draft_articles\/9_6_2001.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">ARSIWA<\/a>), secondo cui la presenza di una pluralit\u00e0 di Stati responsabili non impedisce di invocare la responsabilit\u00e0 di ciascuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale evoluzione giurisprudenziale si \u00e8 affiancato un progressivo consolidamento della tutela ambientale anche sul piano politico. Infatti, dopo la <a href=\"https:\/\/rm.coe.int\/reykjavik-declaration-en\/1680aba1c4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Dichiarazione di Reykjav\u00edk<\/a> del 2023, in cui si riconosce il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile, il Comitato dei Ministri del Consiglio d\u2019Europa ha adottato nel maggio 2025 la <a href=\"https:\/\/rm.coe.int\/council-of-europe-strategy-on-the-environement-2025\/1680b5d582\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"><em>Council of Europe Strategy on the Environment 2025-2030<\/em><\/a>, che pone tra i propri obiettivi l\u2019integrazione sistematica della tutela dei diritti umani nelle politiche ambientali e richiama espressamente l\u2019evoluzione della giurisprudenza della Corte EDU. Sulla stessa linea si colloca la <a href=\"https:\/\/www.coe.int\/en\/web\/reykjavik-process-and-the-environment\/protection-of-the-environment-through-criminal-law\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"><em>Convention on the Protection of the Environment through Criminal Law<\/em><\/a>, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante specificamente rivolto alla criminalit\u00e0 ambientale e che mira ad affrontare la cd. \u201c<em>triple planetary crisis<\/em>\u201d (cambiamento climatico, inquinamento e perdita di biodiversit\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta della PACE sembra cos\u00ec collocarsi al termine di un percorso nel quale la tutela dell\u2019ambiente ha acquistato progressivamente maggiore consistenza a Strasburgo. Se finora l\u2019ambiente \u00e8, per\u00f2, rimasto illuminato dalla luce riflessa degli altri diritti convenzionali, protetto perch\u00e9 indispensabile alla vita, alla salute, alla sfera privata e agli altri interessi gi\u00e0 garantiti dalla Convenzione, un nuovo strumento vincolante potrebbe segnare il passaggio successivo: riconoscere finalmente al diritto all&#8217;ambiente (gi\u00e0 oggetto di tutela ai sensi dell&#8217;<a href=\"https:\/\/fra.europa.eu\/it\/eu-charter\/charter\/article\/37-tutela-dellambiente\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">art. 37 della Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;UE<\/a>) una luce propria nel catalogo dei diritti umani nell&#8217;ambito del Consiglio d&#8217;Europa.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 1\u00b0 ottobre 2026, nel corso del dibattito Europe, the fastest-warming continent: Accelerating climate action with young people, l\u2019Assemblea parlamentare del Consiglio d\u2019Europa ha proposto l\u2019elaborazione di uno strumento giuridicamente vincolante che riconosca un autonomo diritto a un ambiente sano, accompagnato da garanzie procedurali e da un meccanismo di monitoraggio. 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