{"id":517,"date":"2026-10-20T16:28:38","date_gmt":"2026-10-20T14:28:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/?p=517"},"modified":"2026-10-20T16:28:38","modified_gmt":"2026-10-20T14:28:38","slug":"condannata-a-morte-a-23-anni-per-un-post-sui-social-il-grido-daiuto-di-najmeh-amini-dalliran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/?p=517","title":{"rendered":"Condannata a morte, a 23 anni, per un post sui social: il grido d\u2019aiuto di Najmeh Amini dall\u2019Iran"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"559\" src=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-20-at-13.55.24-1024x559.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-518\" srcset=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-20-at-13.55.24-1024x559.jpeg 1024w, https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-20-at-13.55.24-300x164.jpeg 300w, https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-20-at-13.55.24-766x418.jpeg 766w, https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-20-at-13.55.24.jpeg 1408w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Rischia la pena capitale per un post pubblicato in rete, dal contenuto ancora ignoto: <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_ottobre_14\/najmeh-amini-condannata-morte-iran-351be16f-f092-48fa-8128-2e49dc6f4xlk.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Najmeh Amini<\/a>, ventitreenne di nazionalit\u00e0 iraniana, \u00e8 stata condannata alla pena di morte da un <a href=\"https:\/\/www.parlamento.it\/application\/xmanager\/projects\/parlamento\/file\/repository\/affariinternazionali\/osservatorio\/approfondimenti\/PI0167.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Tribunale speciale della rivoluzione islamica<\/a> con l\u2019accusa di \u201c<em>sab ol-nabi<\/em>\u201d (ossia di \u201cinsulto al Profeta\u201d, blasfemia, che configurerebbe una violazione <a href=\"https:\/\/sherloc.unodc.org\/cld\/uploads\/res\/islamic-penal-code_html\/Islamic_Penal_Code.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">dell\u2019art. 262 del codice penale islamico<\/a> iraniano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giovane era stata arrestata nel contesto delle proteste di vasta scala esplose in Iran dall&#8217;inizio del 2026. Attualmente reclusa nel carcere di Vakilabad a Mashhad ed inizialmente condannata a una pena detentiva di oltre dodici anni, la sua posizione si \u00e8 drammaticamente aggravata fino al pronunciamento della condanna a morte, a nulla servendo le dichiarazioni con cui la giovane ha ammesso di aver pubblicato il post sotto l&#8217;effetto di sostanze stupefacenti, elemento che avrebbe dovuto permettere l&#8217;applicazione di un&#8217;attenuante ai sensi <a href=\"https:\/\/sherloc.unodc.org\/cld\/uploads\/res\/islamic-penal-code_html\/Islamic_Penal_Code.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">dell&#8217;art. 263<\/a> c.p.i. La sentenza non \u00e8 ancora definitiva e l&#8217;ultima parola spetter\u00e0 alla Corte Suprema in sede di appello. Nel frattempo, <a href=\"https:\/\/video.corriere.it\/esteri\/l-audio-dal-carcere-di-najmeh-amini-condannata-a-morte-in-iran-ricordate-il-mio-nome\/e250eee9-1c9b-4b1c-b3bf-b33e08045xlk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">la voce di Najmeh ha oltrepassato le mura del carcere<\/a> per lanciare un appello alla comunit\u00e0 internazionale: \u00e8 solo una ragazza che chiede di poter tornare dalla propria famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso riapre il dibattito in relazione all\u2019applicazione della pena capitale, che richiama anche il recente caso di <a href=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it\/?p=488\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Christa Pike e le riflessioni sul ruolo degli Stati membri del Consiglio d\u2019Europa quali death penalty-free zone<\/a>, ed evidenzia una sistematica violazione della libert\u00e0 di espressione. In proposito, merita di essere richiamato l\u2019intervento<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/global-development\/2026\/oct\/14\/najmeh-amini-blasphemy-death-sentence-insulting-prophet\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"> di Mahmood Amiry-Moghaddam<\/a>, direttore dell&#8217;Iran Human Rights (IHRNGO), il quale ha denunciato come la decisione di infliggere la pena capitale per un&#8217;esternazione sui social media rappresenti non soltanto un&#8217;estensione aberrante nell&#8217;applicazione della pena di morte, ma anche, per l\u2019appunto, una violazione della libert\u00e0 di espressione. Tale repressione si inserisce nel pi\u00f9 ampio disegno del regime iraniano di soffocare il dissenso interno che attualmente ha gi\u00e0 visto l\u2019esecuzione della condanna a morte di <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-middle-east-65523996\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Yousef Mehrad e Sadrollah Fazeli-Zare<\/a> per reati analoghi e la condanna nel 2015 di <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/12\/03\/liberta-parola-social-network-pena-morte-soheil-arabi\/1248310\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Soheil Arabi<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene la Costituzione iraniana, agli <a href=\"https:\/\/italy.mfa.gov.ir\/it\/viewpage\/10425\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">artt. da 24 a 26<\/a>, e il <a href=\"https:\/\/iranwire.com\/en\/features\/61767\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici<\/a>, ratificato dall\u2019Iran nel 1975, garantiscano la libert\u00e0 di espressione, il regime ne ribalta il senso, facendo un uso estensivo delle clausole limitative per comprimere il diritto di manifestazione del pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ambito CEDU, l&#8217;analisi di una simile vicenda impone un richiamo al principio cardine sancito dall&#8217;articolo 10, che tutela la libert\u00e0 di espressione, comprensiva della libert\u00e0 di opinione e del diritto di ricevere o comunicare informazioni e idee senza ingerenze da parte delle autorit\u00e0 pubbliche. La portata di tale garanzia \u00e8 stata delineata innanzitutto nel celebre caso <em>Handyside c. Regno Unito<\/em> (<a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=001-62057\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">7 dicembre 1976, ric. N. 5493\/72<\/a>). Investita del ricorso, la Corte EDU chiar\u00ec, al par. 49 di tale pronuncia, che la tutela convenzionale si applica non solo alle idee accolte con favore o considerate inoffensive, ma anche a quelle che urtano, scioccano o preoccupano lo Stato o una parte della popolazione, costituendo questo il presupposto ineludibile del pluralismo, della tolleranza e dello spirito di apertura tipici di una societ\u00e0 democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tutela convenzionale, peraltro, non si esaurisce nell&#8217;obbligo negativo per gli Stati di astenersi da ingerenze arbitrarie, ma comprende anche precisi obblighi positivi che impongono agli Stati di predisporre condizioni idonee a garantire un ambiente sicuro che permetta l\u2019effettivo esercizio del diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La libert\u00e0 di espressione non \u00e8, tuttavia, un diritto assoluto e le sue limitazioni devono superare il filtro di un rigoroso triplice test ex art. 10, par. 2. In primo luogo, l&#8217;ingerenza deve essere prevista dalla legge, intesa come una norma accessibile e dotata di sufficiente precisione e prevedibilit\u00e0 nelle sue conseguenze. In secondo luogo, la restrizione deve perseguire uno scopo legittimo tassativamente elencato, quali la sicurezza nazionale, l&#8217;ordine pubblico o la protezione dei diritti e della reputazione altrui. Infine, la misura deve rivelarsi necessaria in una societ\u00e0 democratica, rispondendo a un bisogno sociale imperioso e rispettando il principio di proporzionalit\u00e0 tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito, come ribadito in <em>Sallusti c. Italia<\/em> (<a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/?i=001-192163\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">7 marzo 2019, ric. N. 22350\/13<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto, la libert\u00e0 di espressione in rete rappresenta un ampio terreno per la verifica della legittima applicazione di tali limitazioni. Ne \u00e8 un chiaro esempio il caso <em>Ahmet Yildirim c. Turchia<\/em> (<a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/?i=001-115705\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">18 dicembre 2012, ric. N. 3111\/10<\/a>, \u00a7\u00a7 da 57 a 70), in cui la Corte ha riscontrato che il blocco totale del dominio Google Sites, per impedire la diffusione di materiale accademico ritenuto un oltraggio alla memoria di Atat\u00fcrk, era illegittimo perch\u00e9 non espressamente previsto dalla legge applicata. Analogamente, nel caso <em>Cengiz e altri c. Turchia<\/em> (<a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/?i=001-159188\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">1\u00b0 dicembre 2015, ric. N. 48226\/10<\/a>, \u00a764), la Corte ha evidenziato come il blocco dell\u2019accesso a YouTube producesse un effetto collaterale significativo sui diritti degli utenti. Pi\u00f9 di recente, nel caso <em>M\u00e1ria Somogyi c. Ungheria<\/em> (<a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/?i=001-251421\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">16 maggio 2024, ric. n. 15076\/17<\/a>, \u00a7 32), nato dalla citazione in giudizio di una cittadina da parte del proprio Comune per un post su Facebook definito diffamatorio, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che le istituzioni non possono intentare cause per diffamazione contro i privati che le criticano sui social network, per evitare un inaccettabile effetto intimidatorio (c.d. <em>chilling effect<\/em>). Di sicuro interesse, infine, l\u2019accoglimento della richiesta di rinvio alla Grande Camera del caso <em><a href=\"https:\/\/hudoc.echr.coe.int\/?i=001-250113\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Miladze c. Georgia<\/a><\/em> (sentenza 19 maggio 2026, ricorso n. 41585\/23), <a href=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it\/?p=453\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">segnalato dal nostro Osservatorio<\/a>, dopo che una Camera della Corte aveva escluso la violazione dell\u2019art. 10 CEDU, ritenendo che la modesta sanzione amministrativa subita dal ricorrente non gli avesse impedito di proseguire la propria attivit\u00e0 politica e di continuare a criticare le autorit\u00e0 sui social network.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto allo scenario europeo, il caso di Najmeh Amini sembra infrangere e travolgere ciascuno dei parametri ammessi per le limitazioni della libert\u00e0 di espressione. L&#8217;appello dal carcere di Vakilabad, dunque, non \u00e8 solo la richiesta di aiuto di una ragazza di ventitr\u00e9 anni: \u00e8 un monito per la comunit\u00e0 internazionale sulla necessit\u00e0 inderogabile di difendere la libert\u00e0 di espressione contro ogni forma di arbitraria compressione.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rischia la pena capitale per un post pubblicato in rete, dal contenuto ancora ignoto: Najmeh Amini, ventitreenne di nazionalit\u00e0 iraniana, \u00e8 stata condannata alla pena di morte da un Tribunale speciale della rivoluzione islamica con l\u2019accusa di \u201csab ol-nabi\u201d (ossia di \u201cinsulto al Profeta\u201d, blasfemia, che configurerebbe una violazione dell\u2019art. 262 del codice penale islamico &#8230; <a title=\"Condannata a morte, a 23 anni, per un post sui social: il grido d\u2019aiuto di Najmeh Amini dall\u2019Iran\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/?p=517\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Condannata a morte, a 23 anni, per un post sui social: il grido d\u2019aiuto di Najmeh Amini dall\u2019Iran\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-517","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-novita"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/517","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=517"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/517\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":519,"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/517\/revisions\/519"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=517"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=517"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ofcedu.unina.it:443\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=517"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}