A pochi giorni dal 71° anniversario dell’entrata in vigore della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in Italia, che ricorre lunedì 26 ottobre, la Corte di Strasburgo è stata insignita del Judicial Independence Award 2026, conferito dall’Unione internazionale dei magistrati (UIM), organizzazione internazionale apolitica che riunisce 93 associazioni e gruppi rappresentativi di magistrati provenienti da cinque continenti. Il riconoscimento, destinato a individui e istituzioni distintisi nella promozione e nella tutela dell’indipendenza della magistratura e ritirato dalla giudice portoghese Ana Maria Guerra Martins in rappresentanza della Corte, ha premiato il contributo della Corte alla salvaguardia dello Stato di diritto, della giustizia e dei valori democratici in Europa.
Nel corso della cerimonia, il presidente dell’UIM, Walter Barone, ha sottolineato il ruolo fondamentale della Corte nella protezione delle libertà individuali, mentre il presidente Mattias Guyomar, intervenuto con un videomessaggio, ha ricordato come da oltre settant’anni essa rappresenti un presidio dello Stato di diritto e dell’indipendenza giudiziaria, richiamando l’importanza di sostenere i magistrati dinanzi alle crescenti pressioni cui sono sottoposti, anche sul piano internazionale.
A confermare l’attualità di tale pericolo è il caso della Corte penale internazionale (CPI), che il 9 ottobre è stata sottoposta a sanzioni dagli Stati Uniti, dopo che analoghe misure avevano già colpito diversi suoi giudici e procuratori. È in questo contesto che lo scorso 15 ottobre ha avuto luogo l’incontro tra i presidenti delle due Corti, Mattias Guyomar e Tomoko Akane, durante il quale il primo ha espresso, anche a nome della Corte EDU, solidarietà alla CPI e ai suoi membri. A questa manifestazione di vicinanza si è affiancato, appena quattro giorni dopo la premiazione della Corte EDU, un ulteriore riconoscimento alla giustizia internazionale: il Parlamento europeo ha, infatti, assegnato il Premio Sacharov 2026 per la libertà di pensiero alla CPI e ai suoi funzionari, riconoscendone il contributo alla tutela del diritto internazionale e al perseguimento dei responsabili dei più gravi crimini internazionali.
La medesima esigenza di difendere la giustizia internazionale dalle pressioni politiche, quale presupposto inscindibile per una pace duratura, emerge anche dalla motivazione del Premio Nobel per la pace 2026, conferito a Navi Pillay, già giudice della CPI, e oggetto di un recente approfondimento di questo Osservatorio.
Parallelamente, anche il dialogo tra Strasburgo e Lussemburgo ha posto al centro il tema dell’indipendenza del giudiziario: il 12 ottobre, infatti, una delegazione della CGUE guidata dal presidente Koen Lenaerts ha incontrato la Corte EDU per discutere, tra l’altro, del ripristino dello Stato di diritto, nel quadro delle garanzie di indipendenza e imparzialità dei magistrati, sancite dall’art. 6 CEDU e dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
Tale impegno, inoltre, non si esaurisce nel dialogo tra giurisdizioni internazionali, ma si traduce in una concreta attività di tutela delle magistrature nazionali. Lo dimostrano le vicende polacche, sulle quali Strasburgo è intervenuta più volte. Basti qui ricordare l’adozione di misure provvisorie nel caso Dziurda e altri c. Polonia, volte a impedire che le autorità continuassero ad ostacolaro l’insediamento di quattro giudici del Tribunale costituzionale nonché la sentenza Morawiec c Polonia , con la quale si è accertata la violazione dei diritti di una magistrata sospesa dalle funzioni nel contesto delle sue critiche alle riforme giudiziarie. In particolare quest’ultima vicenda, si richiama quanto stabilito nel precedente Baka c. Ungheria, nel quale la Corte, pronunciandosi sulla cessazione anticipata del mandato del presidente della Corte suprema ungherese a seguito delle sue critiche alle riforme della giustizia, aveva già ribadito il ruolo essenziale della libertà di espressione dei magistrati nella salvaguardia della loro indipendenza.
Il Judicial Independence Award 2026 costituisce, dunque, riconoscimento dell’impegno della Corte EDU a tutela dell’indipendenza del giudiziario. Il conferimento di questo premio aiuta a ricordare l’autentico significato di un principio sempre più esposto ad attacchi, sempre meno tollerato: l’indipendenza dei magistrati non è una prerogativa della categoria, bensì una garanzia fondamentale per tutti i cittadini e per l’effettività della giustizia stessa, tanto negli ordinamenti nazionali quanto nel sistema internazionale.